Viterbo ha origini antichissime e può vantare uno dei centri storici medievali più grandi d’Europa
Viterbo è il capoluogo della provincia omonima e città principale del territorio dell’Etruria meridionale, anche nota come Tuscia. Le sue origini risalgono a tempi antichissimi, si parla addirittura dell’età del rame, quando in questa terra viveva una popolazione conosciuta come Cultura del Rinaldone. Successivamente Viterbo, e tutto il territorio della provincia, diventarono un importante centro etrusco. Testimonianze di questo periodo sono riscontrabili nelle necropoli di Castel d’Asso e Poggio Giudio. Nei pressi di piazza San Lorenzo, nel cuore del centro storico, era probabilmente posta l’acropoli e ancora oggi sono visibili i resti di mura dell’epoca. Si suppone infatti che la zona del Colle di San Lorenzo sia identificabile con la città etrusca di Surna. Il Museo Nazionale Etrusco di Piazza della Rocca, il Museo Civico e il Museo Colle del Duomo conservano oggi parte delle testimonianze.
Successivamente, con l’inglobamento della civiltà etrusca in quella romana, Viterbo conservò la sua importanza e molti dei monumenti oggi visibili vennero edificati in forma primitiva proprio in questo periodo. Ad esempio si è recentemente scoperto che negli stessi luoghi, un tempo occupati dall’acropoli etrusca e oggi nel sottosuolo, venne probabilmente eretto un tempio di Ercole e poi una chiesa dedicata a San Lorenzo.
La vicinanza a fonti di acque termali, di cui oggi si possono apprezzare alcuni resti come le Terme Romane del Bacucco, fecero di Viterbo una località termale ancora oggi nota in tutta Europa.
L’influenza romana è ben visibile nei pressi della zona di Ferento, a 6 chilometri da Viterbo e un tempo città a sé stante, dove sono oggi visibili i resti ben conservati di un teatro romano e un’ampia zona archeologica. Un’altra piccola testimonianza si trova lungo l’antico percorso della via Francigena, dove sono presenti i resti del ponte Camillario un tempo attraversamento di una strada consolare. Poco lontano da quest’ultimo si trovano anche le catacombe cristiane dedicate ai martiri Valentino e Ilario, i patroni della città, dei quali la decapitazione viene posta storicamente in quei luoghi.

Secoli più tardi, appena iniziato il medioevo nel 1099, Viterbo divenne un libero Comune. Nel 1162 Federico I Hohenstaufen, noto come Barbarossa, legittimò il Comune nella sua politica espansionistica e Viterbo passò ad essere una città sotto l’influenza imperiale. All’inizio del XIII secolo rientrò nell’orbita papale e, dopo decenni di lotte intestine tra Guelfi e Ghibellini, fronteggiò l’assedio di Federico II avvenuto nel 1243. Durante queste assedio sembra che la patrona Santa Rosa, benché giovanissima, spronò gli animi dei Viterbesi a resistere all’assedio. Conservata la sua presenza nell’orbita papale fu successivamente scelta come residenza dai pontefici tanto che Viterbo conserva ancora oggi l’appellativo di Città dei Papi. Infatti, con il prevalere dei Ghibellini a Roma, Alessandro IV fu costretto a trasferire qui la sede pontificia nel 1257. Fu sempre lui ad avviare il processo di canonizzazione di Santa Rosa e, curiosamente, si tratta anche dell’unico Papa della storia del quale non si conosce con esattezza il luogo di sepoltura. Dopo infruttuosi tentativi di ricerche durati secoli, nel 2000 è iniziata una nuova indagine, ancora oggi in corso, per trovare la tomba del Papa scomparso.
Una piccola parentesi: considerata la stratificazione di epoche, una tappa irrinunciabile per poter godere di oltre 2 millenni di storia è Viterbo Sotterranea. Nel sottosuolo della città è possibile aggirarsi per antiche tombe e cunicoli etruschi, butti medievali e anche recenti rifugi antiaerei della Seconda Guerra Mondiale.

Tornando all’epoca papale è impossibile non nominare la pratica del Conclave che proprio qui ebbe origine e i fatti che qui avvennero e dai quali prende il nome. Alla morte di Clemente IV nel 1268 l’elezione papale incontrò delle gravi difficoltà. La discordia tra i cardinali portò a uno stallo durato circa due anni, a seguito del quale il primo giugno 1270 i cittadini condussero a forza i cardinali nella sala grande del Palazzo dei Papi. Qui li chiusero a chiave, in latino “cum clave”. Non giungendo ancora a una conclusione i viterbesi, guidati dal capitano del popolo Raniero Gatti, decisero di scoperchiare il tetto della sala. Sempre nel palazzo rimasero chiusi fino all’elezione di Gregorio X il primo settembre del 1271. Una curiosità è che ben 4 dei 17 cardinali presenti divennero poi a loro volta Papi.
Durante questi 1006 giorni passarono per Viterbo alcune delle maggiori autorità dell’epoca, come il re di Francia Filippo III e il re di Sicilia Carlo I d’Angiò. Avvenne anche un fatto eclatante con l’uccisione del principe inglese Enrico di Cornovaglia all’interno della chiesa di San Silvestro a piazza del Gesù.
Nel 1281, conclusosi il periodo di permanenza papale, la città di Viterbo e tutta la provincia conservarono l’importanza data dalla vicinanza con Roma e dalla posizione posta a metà con altre importanti città dell’epoca. San Pellegrino è oggi, grazie a questa dinamica, uno dei quartieri medievali più ampi e meglio conservati d’Europa. L’influenza del potere pontificio, che emanava dalla vicina Roma, è visibile anche dal numero impressionante di chiese ed ex conventi presenti all’interno delle mura. Alcune delle più importanti sono la cattedrale di San Lorenzo, Santa Maria Nuova, San Silvestro, San Francesco, Sant’Andrea e Santa Maria della Trinità. Alcune nelle immediate pertinenze sono invece Santa Maria della Verità, Santa Maria in Gradi (oggi adibita a struttura universitaria) insieme ai suoi due bellissimi chiostri e, nelle frazioni, la basilica di Santa Maria della Quercia e l’abbazia Cistercense di San Martino al Cimino. Una piccola chiesa che potrebbe sfuggire all’attenzione è Santa Maria della Peste a piazza del Sacrario, edificata nel ’400 alla fine di una grande pestilenza e oggi dedicata ai caduti per la patria.
Il periodo rinascimentale, che ha lasciato a Viterbo importanti testimonianze, sta ricevendo recentemente un rinnovato apprezzamento. La posizione strategica della città e la presenza delle terme furono apprezzate da numerose potenti famiglie dell’epoca che qui fecero edificare palazzi e commissionarono opere di notevole pregio artistico. Il lustro derivava anche dalla presenza di figure di spicco qui nate o di passaggio come Egidio da Viterbo, priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino, e il cardinale Reginald Pole che scelse la città di Viterbo come sede del suo controverso Circolo degli Spirituali. A questo circolo parteciparono la marchesa Vittoria Colonna ed intervenne spesso Michelangelo Buonarroti. Testimonianza di questo periodo La Pietà del 1516-1517 conservata presso il Museo Civico che è stata attribuita a Michelangelo e Sebastiano Del Piombo. Altra opera di grande rilevanza artistica è la Cappella Mazzatosta, affrescata nel 1469 da Lorenzo da Viterbo all’interno della chiesa di Santa Maria della Verità. Anche il periodo Barocco è prolifico con pregevoli esempi nelle chiese di San Giovanni Battista (o del Gonfalone), del Suffragio e di Santa Maria della Pace. Numerose altre opere sono visibili presso il già citato Museo Civico e il Museo Colle del Duomo.

Anche l’800 e il ’900 vedono la costruzione di alcune opere importanti come il Teatro dell’Unione del 1855 ad opera di Virginio Vespignani, il palazzo della Banca d’Italia del 1907 e i palazzi delle Poste Centrali e della Camera di Commercio progettati dall’architetto Cesare Bazzani durante il ventennio fascista. Un’opera monumentale ma purtroppo poco apprezzabile è via Marconi, che fu costruita ad inizio ’900 coprendo il percorso del fosso Urcionio. A testimonianza di ciò le spallette del ponte Tremoli, che un tempo collegava Viterbo al quartiere di San Faustino, ancora oggi visibili a piazza del Sacrario.
Discorso a parte meritano le fontane, di cui molte risalgono all’epoca medievale. Tipiche della zona più storica sono le fontane “a fuso” di piazza della Morte, di piazza San Faustino, di San Giovanni in Zoccoli, della Crocetta e di Pianoscarano. La più monumentale è invece sicuramente quella detta del Sepàle sita a piazza Fontana Grande che è anche la più antica essendo risalente al 1212. In generale è possibile trovare una fontana praticamente in ogni piazza principale del centro storico e altri esempi importanti sono quelle di piazza del Gesù, piazza della Rocca, Palazzo dei Priori e della Loggia dei Papi.
Per concludere impossibile non citare Santa Rosa, protagonista della serata del 3 settembre che culmina con il trasporto della famosa Macchina da parte dei facchini. Il percorso inizia dalla chiesa di San Sisto e termina di fronte alla chiesa di Santa Rosa dove sono conservate le spoglie. Da visitare anche il Museo del Sodalizio, dedicato al trasporto e ai facchini.
Viterbo ha origini antichissime e può vantare uno dei centri storici medievali più grandi d’Europa
Viterbo è il capoluogo della provincia omonima e città principale del territorio dell’Etruria meridionale, anche nota come Tuscia. Le sue origini risalgono a tempi antichissimi, si parla addirittura dell’età del rame, quando in questa terra viveva una popolazione conosciuta come Cultura del Rinaldone. Successivamente Viterbo, e tutto il territorio della provincia, diventarono un importante centro etrusco. Testimonianze di questo periodo sono riscontrabili nelle necropoli di Castel d’Asso e Poggio Giudio. Nei pressi di piazza San Lorenzo, nel cuore del centro storico, era probabilmente posta l’acropoli e ancora oggi sono visibili i resti di mura dell’epoca. Si suppone infatti che la zona del Colle di San Lorenzo sia identificabile con la città etrusca di Surna. Il Museo Nazionale Etrusco di Piazza della Rocca, il Museo Civico e il Museo Colle del Duomo conservano oggi parte delle testimonianze.
Successivamente, con l’inglobamento della civiltà etrusca in quella romana, Viterbo conservò la sua importanza e molti dei monumenti oggi visibili vennero edificati in forma primitiva proprio in questo periodo. Ad esempio si è recentemente scoperto che negli stessi luoghi, un tempo occupati dall’acropoli etrusca e oggi nel sottosuolo, venne probabilmente eretto un tempio di Ercole e poi una chiesa dedicata a San Lorenzo.
La vicinanza a fonti di acque termali, di cui oggi si possono apprezzare alcuni resti come le Terme Romane del Bacucco, fecero di Viterbo una località termale ancora oggi nota in tutta Europa.
L’influenza romana è ben visibile nei pressi della zona di Ferento, a 6 chilometri da Viterbo e un tempo città a sé stante, dove sono oggi visibili i resti ben conservati di un teatro romano e un’ampia zona archeologica. Un’altra piccola testimonianza si trova lungo l’antico percorso della via Francigena, dove sono presenti i resti del ponte Camillario un tempo attraversamento di una strada consolare. Poco lontano da quest’ultimo si trovano anche le catacombe cristiane dedicate ai martiri Valentino e Ilario, i patroni della città, dei quali la decapitazione viene posta storicamente in quei luoghi.

Secoli più tardi, appena iniziato il medioevo nel 1099, Viterbo divenne un libero Comune. Nel 1162 Federico I Hohenstaufen, noto come Barbarossa, legittimò il Comune nella sua politica espansionistica e Viterbo passò ad essere una città sotto l’influenza imperiale. All’inizio del XIII secolo rientrò nell’orbita papale e, dopo decenni di lotte intestine tra Guelfi e Ghibellini, fronteggiò l’assedio di Federico II avvenuto nel 1243. Durante queste assedio sembra che la patrona Santa Rosa, benché giovanissima, spronò gli animi dei Viterbesi a resistere all’assedio. Conservata la sua presenza nell’orbita papale fu successivamente scelta come residenza dai pontefici tanto che Viterbo conserva ancora oggi l’appellativo di Città dei Papi. Infatti, con il prevalere dei Ghibellini a Roma, Alessandro IV fu costretto a trasferire qui la sede pontificia nel 1257. Fu sempre lui ad avviare il processo di canonizzazione di Santa Rosa e, curiosamente, si tratta anche dell’unico Papa della storia del quale non si conosce con esattezza il luogo di sepoltura. Dopo infruttuosi tentativi di ricerche durati secoli, nel 2000 è iniziata una nuova indagine, ancora oggi in corso, per trovare la tomba del Papa scomparso.
Una piccola parentesi: considerata la stratificazione di epoche, una tappa irrinunciabile per poter godere di oltre 2 millenni di storia è Viterbo Sotterranea. Nel sottosuolo della città è possibile aggirarsi per antiche tombe e cunicoli etruschi, butti medievali e anche recenti rifugi antiaerei della Seconda Guerra Mondiale.

Tornando all’epoca papale è impossibile non nominare la pratica del Conclave che proprio qui ebbe origine e i fatti che qui avvennero e dai quali prende il nome. Alla morte di Clemente IV nel 1268 l’elezione papale incontrò delle gravi difficoltà. La discordia tra i cardinali portò a uno stallo durato circa due anni, a seguito del quale il primo giugno 1270 i cittadini condussero a forza i cardinali nella sala grande del Palazzo dei Papi. Qui li chiusero a chiave, in latino “cum clave”. Non giungendo ancora a una conclusione i viterbesi, guidati dal capitano del popolo Raniero Gatti, decisero di scoperchiare il tetto della sala. Sempre nel palazzo rimasero chiusi fino all’elezione di Gregorio X il primo settembre del 1271. Una curiosità è che ben 4 dei 17 cardinali presenti divennero poi a loro volta Papi.
Durante questi 1006 giorni passarono per Viterbo alcune delle maggiori autorità dell’epoca, come il re di Francia Filippo III e il re di Sicilia Carlo I d’Angiò. Avvenne anche un fatto eclatante con l’uccisione del principe inglese Enrico di Cornovaglia all’interno della chiesa di San Silvestro a piazza del Gesù.
Nel 1281, conclusosi il periodo di permanenza papale, la città di Viterbo e tutta la provincia conservarono l’importanza data dalla vicinanza con Roma e dalla posizione posta a metà con altre importanti città dell’epoca. San Pellegrino è oggi, grazie a questa dinamica, uno dei quartieri medievali più ampi e meglio conservati d’Europa. L’influenza del potere pontificio, che emanava dalla vicina Roma, è visibile anche dal numero impressionante di chiese ed ex conventi presenti all’interno delle mura. Alcune delle più importanti sono la cattedrale di San Lorenzo, Santa Maria Nuova, San Silvestro, San Francesco, Sant’Andrea e Santa Maria della Trinità. Alcune nelle immediate pertinenze sono invece Santa Maria della Verità, Santa Maria in Gradi (oggi adibita a struttura universitaria) insieme ai suoi due bellissimi chiostri e, nelle frazioni, la basilica di Santa Maria della Quercia e l’abbazia Cistercense di San Martino al Cimino. Una piccola chiesa che potrebbe sfuggire all’attenzione è Santa Maria della Peste a piazza del Sacrario, edificata nel ’400 alla fine di una grande pestilenza e oggi dedicata ai caduti per la patria.
Il periodo rinascimentale, che ha lasciato a Viterbo importanti testimonianze, sta ricevendo recentemente un rinnovato apprezzamento. La posizione strategica della città e la presenza delle terme furono apprezzate da numerose potenti famiglie dell’epoca che qui fecero edificare palazzi e commissionarono opere di notevole pregio artistico. Il lustro derivava anche dalla presenza di figure di spicco qui nate o di passaggio come Egidio da Viterbo, priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino, e il cardinale Reginald Pole che scelse la città di Viterbo come sede del suo controverso Circolo degli Spirituali. A questo circolo parteciparono la marchesa Vittoria Colonna ed intervenne spesso Michelangelo Buonarroti. Testimonianza di questo periodo La Pietà del 1516-1517 conservata presso il Museo Civico che è stata attribuita a Michelangelo e Sebastiano Del Piombo. Altra opera di grande rilevanza artistica è la Cappella Mazzatosta, affrescata nel 1469 da Lorenzo da Viterbo all’interno della chiesa di Santa Maria della Verità. Anche il periodo Barocco è prolifico con pregevoli esempi nelle chiese di San Giovanni Battista (o del Gonfalone), del Suffragio e di Santa Maria della Pace. Numerose altre opere sono visibili presso il già citato Museo Civico e il Museo Colle del Duomo.

Anche l’800 e il ’900 vedono la costruzione di alcune opere importanti come il Teatro dell’Unione del 1855 ad opera di Virginio Vespignani, il palazzo della Banca d’Italia del 1907 e i palazzi delle Poste Centrali e della Camera di Commercio progettati dall’architetto Cesare Bazzani durante il ventennio fascista. Un’opera monumentale ma purtroppo poco apprezzabile è via Marconi, che fu costruita ad inizio ’900 coprendo il percorso del fosso Urcionio. A testimonianza di ciò le spallette del ponte Tremoli, che un tempo collegava Viterbo al quartiere di San Faustino, ancora oggi visibili a piazza del Sacrario.
Discorso a parte meritano le fontane, di cui molte risalgono all’epoca medievale. Tipiche della zona più storica sono le fontane “a fuso” di piazza della Morte, di piazza San Faustino, di San Giovanni in Zoccoli, della Crocetta e di Pianoscarano. La più monumentale è invece sicuramente quella detta del Sepàle sita a piazza Fontana Grande che è anche la più antica essendo risalente al 1212. In generale è possibile trovare una fontana praticamente in ogni piazza principale del centro storico e altri esempi importanti sono quelle di piazza del Gesù, piazza della Rocca, Palazzo dei Priori e della Loggia dei Papi.
Per concludere impossibile non citare Santa Rosa, protagonista della serata del 3 settembre che culmina con il trasporto della famosa Macchina da parte dei facchini. Il percorso inizia dalla chiesa di San Sisto e termina di fronte alla chiesa di Santa Rosa dove sono conservate le spoglie. Da visitare anche il Museo del Sodalizio, dedicato al trasporto e ai facchini.
