Note fin dagli Etruschi e citate da Dante nella Divina Commedia le terme di Viterbo offrono pozze libere e impianti attrezzati

La storia delle terme a Viterbo ha origini antichissime in quanto erano già note in epoca etrusca. Solo in epoca romana raggiunsero lo splendore del quale ancora oggi brillano. Resti delle strutture termali dell’epoca sono disseminati per tutto il territorio della Provincia. Un esempio emblematico sono le rovine delle Terme del Bacucco che per la loro notorietà vennero riprese in due disegni (conservati presso il Museo di Vicar de Lille in Francia) di Michelangelo e in un altro di Giuliano da Sangallo. Successivamente anche i Papi predilessero le terme viterbesi tanto che Niccolò V fece addirittura costruire una residenza nei pressi dell’attuale impianto delle Terme dei Papi.

Luogo simbolo del termalismo Viterbese è il Bullicame, la sorgente principale che è posta al centro di un terreno circostante che potrebbe quasi sembrare alieno. Le formazioni calcaree hanno plasmato quest’area caratterizzata da colori suggestivi e dall’odore di zolfo. Un’iscrizione commemora anche il passaggio di Dante Alighieri che, venutosi probabilmente a curare presso gli impianti termali nell’anno 1300, rimase colpito a tal punto da adattare la descrizione del Bullicame in alcuni dei passi che descrivono l’inferno nella Divina Commedia.

“Tacendo divenimmo là ’ve spiccia
fuor de la selva un picciol fiumicello,
lo cui rossore ancor mi raccapriccia.
Quale del Bulicame esce ruscello
che parton poi tra lor le peccatrici,
tal per la rena giù sen giva quello.
Lo fondo suo ed ambo le pendici
fatte eran pietra, e i margini da lato.”

In pratica Dante nel XIV canto dell’Inferno paragona il ruscello che si dirama dal fiume Flegetonte alle acque che escono dal bulicame poiché le acque sulfuree viterbesi scorrono tra argini di pietra calcarea ed emanano molti vapori. Inoltre le rocce assumono una colorazione rossastra come il suddetto fiume. Il secondo verso probabilmente si riferisce invece all’uso che si faceva delle acque termali per la macerazione della canapa o, secondo altre ipotesi, all’uso che ne veniva fatto da parte delle meretrici per curare le malattie veneree.

In epoca contemporanea sono numerosi gli impianti pubblici e privati presso i quali si può godere delle acque termali. A Viterbo sono di libero accesso le Piscine Carletti su strada Terme a circa 2,5 km dal centro della città.
Gli impianti termali privati sono invece le Terme dei Papi, le Terme Salus e Therma Oasi dove si può mangiare e usufruire del servizio SPA. Diversa l’offerta del Bagnaccio dove l’esperienza è più a contatto con la natura grazie alle sue vasche con area attrezzata immerse nella campagna.

In provincia l’offerta è rappresentata dalle Terme di Orte, anche esse con possibilità di mangiare e usufruire di trattamenti di benessere ma aperte solo d’estate, e dalle Terme di Vulci nella Maremma laziale.

Terme di Papi, Viterbo
Hotel Salus Terme, Viterbo
Therma Oasi, Viterbo

Note fin dagli Etruschi e citate da Dante nella Divina Commedia le terme di Viterbo offrono pozze libere e impianti attrezzati

La storia delle terme a Viterbo ha origini antichissime in quanto erano già note in epoca etrusca. Solo in epoca romana raggiunsero lo splendore del quale ancora oggi brillano. Resti delle strutture termali dell’epoca sono disseminati per tutto il territorio della Provincia. Un esempio emblematico sono le rovine delle Terme del Bacucco che per la loro notorietà vennero riprese in due disegni (conservati presso il Museo di Vicar de Lille in Francia) di Michelangelo e in un altro di Giuliano da Sangallo. Successivamente anche i Papi predilessero le terme viterbesi tanto che Niccolò V fece addirittura costruire una residenza nei pressi dell’attuale impianto delle Terme dei Papi.

Luogo simbolo del termalismo Viterbese è il Bullicame, la sorgente principale che è posta al centro di un terreno circostante che potrebbe quasi sembrare alieno. Le formazioni calcaree hanno plasmato quest’area caratterizzata da colori suggestivi e dall’odore di zolfo. Un’iscrizione commemora anche il passaggio di Dante Alighieri che, venutosi probabilmente a curare presso gli impianti termali nell’anno 1300, rimase colpito a tal punto da adattare la descrizione del Bullicame in alcuni dei passi che descrivono l’inferno nella Divina Commedia.

“Tacendo divenimmo là ’ve spiccia
fuor de la selva un picciol fiumicello,
lo cui rossore ancor mi raccapriccia.
Quale del Bulicame esce ruscello
che parton poi tra lor le peccatrici,
tal per la rena giù sen giva quello.
Lo fondo suo ed ambo le pendici
fatte eran pietra, e i margini da lato.”

In pratica Dante nel XIV canto dell’Inferno paragona il ruscello che si dirama dal fiume Flegetonte alle acque che escono dal bulicame poiché le acque sulfuree viterbesi scorrono tra argini di pietra calcarea ed emanano molti vapori. Inoltre le rocce assumono una colorazione rossastra come il suddetto fiume. Il secondo verso probabilmente si riferisce invece all’uso che si faceva delle acque termali per la macerazione della canapa o, secondo altre ipotesi, all’uso che ne veniva fatto da parte delle meretrici per curare le malattie veneree.

In epoca contemporanea sono numerosi gli impianti pubblici e privati presso i quali si può godere delle acque termali. A Viterbo sono di libero accesso le Piscine Carletti su strada Terme a circa 2,5 km dal centro della città.
Gli impianti termali privati sono invece le Terme dei Papi, le Terme Salus e Therma Oasi dove si può mangiare e usufruire del servizio SPA. Diversa l’offerta del Bagnaccio dove l’esperienza è più a contatto con la natura grazie alle sue vasche con area attrezzata immerse nella campagna.

In provincia l’offerta è rappresentata dalle Terme di Orte, anche esse con possibilità di mangiare e usufruire di trattamenti di benessere ma aperte solo d’estate, e dalle Terme di Vulci nella Maremma laziale.

Terme di Papi, Viterbo
Hotel Salus Terme, Viterbo
Therma Oasi, Viterbo